Sport senza Barriere. Cosa vuol dire dover convivere costantemente con la propria disabilità affrontando barriere architettoniche o socioculturali? Storia di un progressivo abbattimento degli ostacoli.

dalla rubrica di Terzo Settore di Open Mag

di Carolina Saputo.

Barriera: sbarramento che serve a limitare o chiudere un passaggio, un accesso, o a segnare un confine, o elemento di divisione, per lo più di natura ideologica o sociale; questa è solo una delle mille sfaccettature che si è voluta analizzare nel corso dell’evento Sport zero barriere presso il complesso Seraphicum di Roma giovedì 26 maggio e che ha visto il coinvolgimento trasversale di delegazioni istituzionali e sportive, con gli interventi delle onorevoli Laura Coccia e Ileana Argentin e del commissario tecnico della Nazionale di Nuoto Paralimpico Riccardo Vernole, insieme alle realtà facenti parte del Terzo Settore.

Durante l’incontro ci si è voluti chiedere cosa significhi realmente per una persona affetta da disabilità, affrontare nel quotidiano non solo gli inevitabili ostacoli che si pongono sul suo cammino (che siano essi barriere architettoniche o socioculturali), ma in particolare come sia sopravvivere in una fredda ed ostile “torre d’avorio”, fatta di solitudine, incomprensione, sfiducia e alienazione dal resto del mondo come da se stessi.

Cosa significa nello specifico Sport zero barriere? Qual è il messaggio che si vuole trasmettere alla popolazione affetta da disabilità e non?

È stato necessario a questo punto specificare non solo come lo sport sia un diritto fondamentale di ogni singolo cittadino, ma anche come sia necessario, ai fini di una perfetta inclusione sociale, in particolare attraverso l’attività sportiva la quale è scevra da ogni pregiudizio, costituita da un unico linguaggio universale e libera da ogni confine di tipo fisico, etnico o socioculturale, scardinare gli stereotipi e preconcetti che ruotano attorno al mondo della disabilità.

In questo senso, anche come testimoniato dall’Onorevole Coccia, la quale porta ad esempio i fondi stanziati dal governo pari a 100 milioni di euro destinati a rimodernare vecchie strutture sportive e a costruirne di nuove, fondamentale (se non centrale) diventa il ruolo giocato nel dibattito dalle Istituzioni e dalla loro cooperazione e coordinamento con le associazioni facenti capo alla realtà del Terzo Settore. Soprattutto in questo momento, con la candidatura della città di Roma per le Olimpiadi del 2024, la quale potrebbe (e dovrebbe) essere non solo il pretesto per un abbattimento definitivo delle barriere architettoniche, economiche e culturali, ma soprattutto la più autorevole manifestazione della effettiva vittoria dell’uguaglianza sulla diversità.

Terminato il confronto, è stato poi proiettato il film “Piede di Dio” del regista e sceneggiatore Luigi Sardiello, simbolica parabola sul mondo del calcio coniugata, attraverso uno sguardo sapiente, attento e mai scontato, al difficile mondo della disabilità mentale. Combattere e distruggere l’impenetrabile cortina di ferro che avvolge le persone affette da disabilità è possibile,  rimane fondamentale  non arrendersi mai.

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