Il 22 luglio è la European action day for victims of hate crime. Ricordare che le vittime non sono numeri ma persone: parte anche da qui la nuova educazione digitale.

dalla rubrica di Terzo Settore di OpenMag.

di Cristina Panzironi.

Era il 22 luglio 2011 e la Norvegia veniva attaccata. Prima con una bomba presso la sede degli uffici governativi, poi con una sparatoria sull’isola di Utoya, dove era stato organizzato un campus estivo del Partito Laburista. Breivik, il responsabile degli attentati, uccise più di 70 ragazzi, ne ferì altrettanti e restituì alla Norvegia uno dei giorni più tristi della storia degli ultimi anni.

In tribunale dichiarò di aver agito per fermare il partito laburista, colpevole di aver ferito la cultura nazionale accettando fenomeni di immigrazione di massa dei musulmani.

Discriminazione, odio, violenza: concetti da sempre marchiati come negativi ma ancora considerati tra le possibili soluzioni a problemi di ogni sorta. Ecco da dove trae oggi forza l’Hate Speech, un fenomeno spesso subdolo che si instilla nella mente quando a un insulto si risponde con una risata, ad una parola feroce con l’indifferenza. Un fenomeno, l’Hate Speech, strettamente legato all’Hate Crime.

Il 22 luglio ci ha dimostrato quindi, ancora una volta, quanto le parole non siano mai innocue, ma possano al contrario essere il punto di partenza e causa di atti di violenza.

Così, proprio il 22 luglio è stato proposto dal Consiglio d’Europa come data per la celebrazione della Giornata Europea per le vittime dei crimini dell’odio.

media no hate crimeRicordare chi non può oggi raccontare l’attacco subito è una parte fondamentale del processo di contrasto. Non dimenticare, non negare che questi fenomeni esistano e anzi riconoscere quanto siano oggi presenti anche grazie alla facilità di diffusione resa possibile dall’online. In Italia un ragazzo su tre dichiara di esser stato vittima di cyberbullismo e quasi il 6% di chi usa telefoni cellulari e Internet denuncia di esser stato ripetutamente sottoposto ad azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network.

Ma purtroppo non servono i numeri per aver chiaro il concetto. Bastano i nomi dei ragazzi che ormai chiamiamo “vittime”, incapaci di raccontare il loro disagio perché non sono riusciti ad uscirne vivi, pressati dal peso della vergogna, dell’imbarazzo, dell’azzeramento della propria dignità causato da altri – coetanei – che l’hanno spazzata via, spesso, attraverso un semplice click.

Ma il grande potenziale della tecnologia può essere sfruttato diversamente. Ed è da questa convinzione che traggono linfa vitale le strategie di contrasto attuate a livello internazionale. Ecco allora il senso della “European action day for victims of hate crime”, la giornata internazionale indetta per il 22 luglio.

no hate crime

Un invito all’azione che non coglie impreparato chi di diritti umani e di contrasto all’hate speech si occupa già da tempo. È il caso quindi dell’evento “It’s time to talk about hate crime” organizzato a Londra il 21 luglio presso il Brent’s Civic Centre durante il quale si è discusso non solo del dilagare del fenomeno ma anche e soprattutto di come provare a contrastarlo nella vita quotidiana. Una giornata di dialogo, confronto, apertura che ha raccolto l’invito all’azione lanciato dal No Hate Speech Movement del Consiglio d’Europa attraverso workshop che hanno coinvolto i partecipanti in attività di ricerca di soluzioni agli scenari di hate crime proposti.

Sempre in Inghilterra, proprio oggi 22 luglio 2016, ci sarà un altro evento dedicato all’ European Action Day for the Victims of Hate Crime. Questa volta è Brighton, presso la Sala Conferenze, ingresso South Wing, Base comunitaria, 113 Queens Road, ad ospitare l’iniziativa. La formatrice e project manager Ilaria Esposito sarà lo speaker principale della giornata dedicata interamente alla sensibilizzazione sulla tematica dei crimini d’odio e improntata sulla conoscenza delle attività legate al No Hate Speech Movement. Questo importante evento è stato organizzato da Aicem e Euro-mernet.

Nell’ottica che le difficoltà concrete si combattano attraverso altrettante azioni di risposta, la sessione è stata rafforzata dalle testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle episodi di hate crime, arricchita dal racconto di chi affronta episodi simili nel corso del proprio lavoro – dalle associazioni impegnate sul territorio alle forze di polizia – e dalla constatazione dell’impatto che essi causino nella comunità locale e nella società civile.

In Italia, invece, l’associazione Aicem si è preparata all’evento con una serata di prevenzione organizzata sul territorio di Frosinone, nel corso della quale ha raccontato il proprio impegno di contrasto al fenomeno anche attraverso la campagna di crowdfunding “No hate world, only love speech”. Se dunque le vittime dell’hate crime, dei discorsi d’odio, sono reali è proprio tra le persone che si deve agire per cambiare prima l’approccio e poi le azioni di chi pensa che la violenza sia la risposta più scontata alla diversità.

L’odio non può vincere e i più di 5000 firmatari della petizione lanciata per istituire il 22 luglio come giornata Europea per le vittime dei crimini dell’odio dimostrano che le risposte non mancano. Il percorso contro l’hate speech è ancora lungo, ma il processo di educazione per contrastarlo è iniziato e noi non ci tiriamo indietro.

“Say no to hate crime”.

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