Dall’8 al 15 Settembre si è tenuta a Genova l’attività di scambio giovanile “Gender on move”, organizzata da AICEM in collaborazione con i suoi partner e finanziata dal programma dell’Unione Europea, Erasmus plus. Ragazzi tra i 20 e i 30 anni provenienti da 4 paesi Europei (Italia, Spagna, Slovenia, Austria) e rappresentanti ben 11 nazionalità diverse (tra le quali anche Brasile, Colombia, Costa d’Avorio e Siria), hanno avuto la possibilità di confrontarsi sul tema delle discriminazioni multiple a cui sono sottoposte le giovani donne migranti, riflettendo sull’uso dei social per favorire processi di inclusione sociale.

L’obiettivo del progetto

Come preannunciato in un precedente articolo, l’obiettivo principale dello scambio era quello di dare ai partecipanti coinvolti nuove competenze e conoscenze attraverso l’educazione non formale. Il percorso proposto da AICEM ha consentito di creare un gruppo di giovani pronti ad intraprendere azioni nella loro realtà locale, tali da combattere la discriminazione e favorire l’inclusione dei migranti, soprattutto delle giovani donne. Uno dei temi centrali del progetto è stato, inoltre, favorire una riflessione sull’uso responsabile delle nuove tecnologie e del loro impiego come strumenti che possono raggiungere in breve tempo un ampio target al fine di contrastare l’odio e la discriminazione.

Gender on move: il percorso

L’attività di scambio ha previsto un vero e proprio percorso che ha condotto i ragazzi a riflettere sui Diritti Umani e sulla loro spesso inadeguata applicazione a livello globale, attraverso attività e momenti di riflessione comuni. Il percorso ha poi condotto a riflettere su una tematica molto sentita in tutta Europa in questo momento storico e cioè la questione dei migranti, sottolineando le differenze esistenti tra migranti, richiedenti asilo e rifugiati. I ragazzi hanno quindi avuto la possibilità di ascoltare non solo le esperienze di chi è stato costretto ad emigrare da zone di guerra ma anche le testimonianze di chi si occupa dell’accoglienza, dell’inclusione e integrazione dei migranti. Infatti, un’intera sessione del programma ha visto la partecipazione di due esperti provenienti da ambiti diversi che hanno raccontato al gruppo le loro personali esperienze: uno proveniente dal mondo scout, che ha raccontato come diversi migranti sono stati accolti all’interno dell’associazione come volontari; l’altro esperto, proveniente dai centri di accoglienza, ha invece raccontato e denunciato le peripezie burocratiche ed il lassismo istituzionale nell’accoglienza delle persone una volta che sbarcano sulle coste italiane.

La diversità come valore aggiunto

La condivisione di momenti di svago e confronto tra tante e diverse realtà culturali  ha permesso ai ragazzi di entrare in contatto con prospettive e abitudini differenti dalle proprie. Alcune sere sono state dedicate interamente proprio alla scoperta delle differenti culture, con i ragazzi che hanno potuto conoscere le abitudini culinarie delle varie nazionalità presenti, in quanto i membri di ogni gruppo si sono impegnati a turno nella preparazione di cibi tipici del proprio paese di provenienza. La proposta di piatti della propria cultura è stato un importante veicolo di comunicazione che ha consentito, al di la delle barriere linguistiche, di condividere con il resto del gruppo la propria personalità ed elementi della propria identità e della propria storia.

Gender on move: un’occasione per riflettere sulla discriminazione multipla

Tutto lo scambio ha avuto come denominatore comune la questione di genere, cui sono state dedicate diverse sessioni per fare un po’ di chiarezza su una tematica che spesso comporta confusione e situazioni poco chiare, e su cui i ragazzi si sono interrogati e confrontati raccontando anche le loro esperienze. La connessione tra la questione migratoria e la questione del genere e la tipologia delle attività ha comportato una profonda riflessione da parte di tutto il gruppo non solo sul tema della discriminazione ma in particolare sulla discriminazione multipla, quel tipo di discriminazione cioè che colpisce tutte quelle persone appartenenti a più di un gruppo soggetto ad attacchi discriminatori. Tra le principali questioni oggetto di riflessione si è riflettuto su: mutilazioni genitali femminili, discriminazioni dovute all’orientamento sessuale, esperienze di donne migranti che hanno subìto abusi e maltrattamenti da parte di trafficanti solo per la speranza di una vita migliore in Europa.

I social media per combattere i discorsi d’odio

La parte finale dello scambio ha previsto un approfondimento sulle nuove tecnologie digitali, dando così ai partecipanti nuove conoscenze e competenze che possono essere utilizzare per sensibilizzare le proprie comunità locali sulle problematiche che quotidianamente vivono ed affrontano.

Sul solco del lavoro che AICEM svolge per contrastare i discordi d’odio che affliggono il mondo di internet, aderendo a campagne come quella del Consiglio d’Europa del “No hate speech”, i ragazzi hanno ideato azioni e progetti da portare avanti all’interno dei loro paesi di provenienza. Tali azioni hanno avuto in comune l’idea di utilizzare i nuovi strumenti tecnologici, come i social network, in maniera responsabile e in modo da sensibilizzare la propria comunità anche sulle tematiche che hanno affrontato proprio nella settimana di Genova. Questi progetti verranno portati avanti in connessione tra di loro, travalicando quindi la distanza geografica grazie alla possibilità di lavorare insieme online.

Dunque il percorso non finisce a Genova, seguiteci nei prossimi mesi che vedranno i  nostri giovani sempre più coinvolti per favorire l’inclusione sociale e il contrasto ai discorsi d’odio.

 

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